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Newsletter nO 26
Gennaio 2007

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EDITORIALE: Confucio e lo sviluppo economico
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 "Capaci di innovare"


Editoriale: Confucio e lo sviluppo economico

di Alberto Gabbai
Presidente e Fondatore di Cezanne Software


La scorsa estate ho visitato alcuni dei paesi noti come “Tigri Asiatiche”, in particolare Taiwan, la Corea del Sud, Singapore, ed anche, seppur non rientrino nella definizione, diverse province della Cina, tra cui la Manciuria.

Tra le cose che mi hanno colpito, nel verificare il livello di sviluppo economico e di ricchezza che questi paesi hanno raggiunto, è il fatto che questi risultati sono stati conseguiti all’interno di regimi politici che, nella maggior parte dei casi, non sono affatto democratici. Taiwan e la Corea del Sud, che oggi sono delle democrazie, non lo erano sicuramente nelle prime fasi del loro sviluppo economico, che sono state anche le più rapide; e Singapore, per non parlare della Cina, si possono considerare delle dittature, almeno secondo gli standard occidentali. Cosa impensabile in Occidente, questi paesi hanno sviluppato economie molto forti sotto regimi non democratici. A che cosa è dovuto questo fenomeno?

La risposta, ritengo, si può trovare nella filosofia che queste società hanno adottato per millenni: il confucianesimo. In particolare due principi del confucianesimo hanno sostenuto la crescita delle economie asiatiche in condizioni oggettivamente difficili.

Il primo aspetto si può sintetizzare con “onora gli anziani”. Questo atteggiamento non ha portato subito ad uno sviluppo economico; anzi, all’inizio lo ha frenato, perché una conseguenza del principio di onorare gli anziani portava a pensare che qualsiasi approccio innovativo non valesse la pena di essere tentato, altrimenti “i nostri padri ci avrebbero già pensato”. Più tardi però, con l’arrivo sulla scena di nuove tecnologie, questo alibi è caduto: dopo tutto i “nostri padri” non avevano la tecnologia per fare le cose in modo diverso. Quel che è rimasto, comunque, è il forte rispetto nei confronti dell’establishment, compreso il governo; il che ha consentito a dittature di restare al potere, godendo anche di un largo rispetto, quando l’economia si liberalizzava e cominciava a espandersi.

Ma non è tutto: l’altro principio del confucianesimo che, secondo me, è alla base del potere economico di questi paesi, è l’importanza basilare dell’apprendimento. “Che cosa ho imparato oggi?” è ciò che ogni individuo deve chiedersi, quando va a dormire la sera. La spinta all’apprendimento continuo è stato il vero propulsore dell’economia di questi paesi.

Le cose sono purtroppo molto diverse oggi in occidente. Per chiarire che cosa intendo, farò un semplice esempio. Ho letto recentemente in un numero della rivista “Time” un articolo intitolato “Il mito dei compiti a casa”. Secondo l’articolo, i compiti a casa, così come vengono assegnati, sopprimono la curiosità degli studenti. Di conseguenza, invece di chiedere compiti che stimolino la creatività e la curiosità dei nostri studenti (occidentali), i genitori stanno chiedendo di eliminare i compiti a casa.

Le persone abituate ad imparare si adatteranno molto meglio ad operare nel mondo del lavoro che oggi cambia molto rapidamente, e la testimonianza dei paesi asiatici dovrebbe essere tenuta in considerazione.

In Cezanne noi abbiamo sempre cercato di inserire persone che non siano solo brillanti e competenti, ma anche pronti ad imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Ed anche se questa è una dote ben difficile da insegnare, credo che lo stimolo in questa direzione sia la chiave per essere preparati per il domani, ed uno dei più importanti fattori di successo.

                                                           



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