Newsletter nO 27

Maggio 2007

Le nuove sfide dei responsabili HR

Bruxelles – un’indagine, concepita ed eseguita da Hewitt Associates, azienda globale di servizi per le risorse umane, per il Club Europeo per le risorse umane (EChr) rivela che il ruolo delle HR sta aumentando progressivamente di importanza nelle grandi aziende europee, trasformando al contempo il modo in cui forniscono i loro servizi all’organizzazione.

Priorità ed obiettivi delle HR
L’indagine (secondo pan-European Barometer) illustra che 7 partecipanti su 10 ritengono che il problema più impellente che le aziende dovranno affrontare nel corso del 2007 sarà cambiare il modo in cui le HR forniscono i loro servizi, subito seguito dal migliorare la retention dei talenti. Entrambe queste priorità indicano un bisogno di modernizzazione delle politiche del personale e del sistema stesso di erogazione dei servizi HR. In fondo alla classifica delle priorità HR c'è lo sviluppo di una politica di risk management sui problemi del personale.

L’efficacia del supporto organizzativo è oggi l’obiettivo primario dei responsabili HR, mentre il change management, l’attrarre e trattenere i talenti continuano ad essere gli obiettivi principali nelle HR per 6 partecipanti su 10. La gestione del costo del lavoro e l’amministrazione del personale ricevono scarsa attenzione. In meno del 10% delle organizzazioni partecipanti sono identificati come obiettivi prioritari.
Questi risultati riflettono un mutamento nella focalizzazione delle Risorse Umane, con obiettivi che sono sempre più legati ad una maggiore efficienza professionale ed ad interessi nella strategia del business, che vanno oltre considerazioni di breve termine su costi ed amministrazione.

Job satisfaction nelle Risorse Umane
L’indagine mostra anche un alto livello di soddisfazione dei direttori HR nel loro lavoro, lealtà nei confronti dei loro datori di lavoro e fiducia nei loro amministratori delegati. Il 74% dei partecipanti ha dichiarato che apprezza l’azienda in cui lavora ed il ruolo ricoperto, mentre solo il 4% rinuncerebbe alla funzione HR per spostarsi ad un’altra funzione. Il 13% vorrebbe rimanere nelle HR, ma cambiando azienda.

“Il Barometro HR di quest’anno evidenzia la maggiore focalizzazione delle HR e il loro diretto contributo nell’affrontare primari imperativi di business. L’alto grado di fiducia espresso dai responsabili HR sia per i loro amministratori delegati sia per i dipendenti delle loro aziende è il punto di partenza ideale per spingere il processo di trasformazione delle HR in Europa. Esistono le condizioni per una trasformazione definitiva per le HR, dall’essere un centro di costo amministrativo al diventare l’agente che guida i risultati aziendali attraverso l’organizzazione. Tuttavia, le HR stanno ancora combattendo per integrare i diversi aspetti delle loro attività in un modello che unisca i bisogni finanziari con quelli delle persone. La limitata capacità riconosciuta dai professionisti delle HR nell’adattarsi alle aspettative dei dipendenti, accentua il rischio di mancare l’obiettivo quando si tratta di riflettere gli schemi culturali in rapido mutamento, le attitudini ed i comportamenti delle persone sul lavoro.
Inoltre, la bassa priorità assegnata alla pianificazione dell’organico potrebbe limitare la capacità delle HR di anticipare ed allineare sviluppi di business futuri con fattori demografici sia interni che esterni”, commenta Leonardo Sforza, responsabile Ricerca ed Affari UE presso Hewitt Associates e presidente del comitato scientifico di EChr.
In linea con il Barometro HR dello scorso anno, la gestione dei talenti continua ad essere l’attività HR che ha il maggiore impatto sui risultati aziendali. I partecipanti all’indagine si aspettano un’enfasi sul talent management ancora in crescita per i prossimi tre anni, e ciò riflette l’importanza crescente del successo di business sostenibile nello sviluppo e ritenzione dei dipendenti.

Il punto di vista delle HR sull’impatto dell’Unione Europea
La maggioranza dei partecipanti (53%) ha un’opinione positiva sull’impatto dell’Unione Europea: il 37% considera l’impatto neutro, e solo il 10% lo considera negativo. In generale, l’impatto è sentito più positivamente sull’economia del Paese (58%) e sull’azienda (54%) mentre viene considerato meno pronunciato sui partecipanti stessi (48%).
Le aree in cui l’Unione Europea è chiamata ad intervenire sono principalmente legate alla rimozione di requisiti legali inflessibili connessi a ridondanze, assieme a misure che proteggono la sicurezza finanziaria di dipendenti licenziati. La mobilità delle persone è l’altra area in cui ci si aspetta che l’Unione Europea giochi un ruolo di maggior rilievo. L’abolizione delle restrizioni nel mercato del lavoro per gruppi selezionati di persone provenienti da Paesi non UE è sostenuto dal 71% dei partecipanti, mentre ad un accesso completamente liberalizzato al mercato del lavoro comunitario si oppone il 75%.
Sul fronte del business operativo, la rimozione delle barriere nazionali che prevengono fusioni ed acquisizioni transnazionali è sostenuto dal 67%. Gli intervistati sono divisi sull’accesso al mercato del lavoro per i cittadini dei nuovi stati membri della UE: il 49% è contro le restrizioni, il 39% è favorevole a mantenerle.
“Il giudizio positivo ed il supporto dato dai responsabili HR al progetto di integrazione UE, ma non alle Istituzioni Europee, mostra che l’Unione Europea deve rispondere meglio alle aspettative dei business leader e delle persone se si vuole ridurre il gap di credibilità che emerge dall’indagine”, conclude Leonardo Sforza.